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Ciao, mio figlio Michele...

Ciao, mio figlio Michele ha 5 anni e devo dire che spesso salta la cena. All'asilo mangia poco o niente e quando torna a casa gli preparo la sua merenda preferita (latte e biscotti) così spero che recuperi un po' di energie. Ho pensato più volte di non farlo mangiare nel pomeriggio sperando di fargli venire fame...ma poi diventa intrattabile. Urla ed è molto agitato..così al momento abbiamo trovato il compromesso di una buona merenda.

(Paola)

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Sono la mamma di Viola...

Sono la mamma di Viola che ha 4 anni. Abbiamo un rapporto difficile con le arance. Quando aveva solo 2 anni un giorno le è andato di traverso qualche pezzetto e, anche se per fortuna non ha avuto problemi di soffocamento, e credo proprio che si sia spaventata . Da allora le arance e i mandarini li guarda con grande sospetto e non riesco proprio a convincerla a assaggiarli. (Veronica)  

Il gusto: come si sviluppa e come influenza le nostre scelte alimentari

Cosa influenza la nostra percezione del cibo?   Le caratteristiche legate strettamente agli alimenti come sapori, profumi, temperature e consistenze, colori e aspetto , ma anche tutte le sensazioni che accompagnano ogni esperienza nutrizionale come per esempio suoni, abitudini, esperienza pregressa, emozioni e stato d’animo.  Quindi in parole semplici: alcuni alimenti possono risultare gradevoli o meno per le sensazioni fisiche che ci regalano ma anche per il contesto emotivo in cui li conosciamo. Partiamo dal presupposto che la ricerca di cibo rappresenta un' ancestrale spinta vitale per la sopravvivenza e, tra le sensazioni emotive che accompagnano la degustazione di un pasto, emerge spesso il piacere come soddisfazione di questo impulso . Creare un rito gradevole e rassicurante, dalla scelta degli ingredienti alla preparazione e alla cura dell'ambiente e della compagnia, può aiutare a vivere l'esperienza del pasto come un'esperienza sensoriale significativa e

Un circolo vizioso da interrompere

A volte il rifiuto di particolari cibi è dovuto a una situazione ben precisa, come ad esempio dopo ad una congestione (più che comprensibile!), o semplicemente dopo aver mangiato un piatto ed aver poi rimesso. Il dolore di un forte mal di pancia o il disgusto del vomito si possono associare al piatto mangiato, volendolo poi evitare le volte successive. Credo che sia esperienza di molte persone non voler mangiare un piatto che ci ricorda situazioni spiacevoli. In questi casi è normale attendere del tempo, evitando di insistere perché sarebbe inutile. Ma se la scelta di non mangiare un cibo si espande a cibi simili, allora in questo caso potrebbe essere importante intervenire. Ad esempio un bambino può essere stato male mangiando la pasta con il sugo di pomodoro e successivamente potrebbe non voler più mangiare la pizza, le lasagne e altri piatti di cui era goloso, per la paura di stare male proprio perché c’è il sugo di pomodoro. In questi casi la paura fa evitare un cibo, ma il reitera