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Oggi Nino non ha fame

La sveglia suonò. Il suono era sempre lo stesso da quando Nino era nato. 
Che suono? Il canto del gallo, naturalmente. 
Alla mamma di Nino piaceva tanto svegliarsi con qualcosa che le ricordasse la sua infanzia. Era cresciuta in una fattoria d’altronde. 

Ogni mattina si avvicinava al lettino di Nino, gli faceva una carezza e apriva la finestra per far entrare i raggi del sole. 
- Forza pigrone, è ora di andare a scuola! Sì, Nino era davvero un pigrone. 
Aveva proprio ragione sua mamma; lui adorava temporeggiare tra le lenzuola con il sole caldo sul viso.
 
La colazione lo attendeva a tavola; una super tazza di latte con cannuccia colorata e una fumante brioche al cioccolato. Quella mattina però, quella brioche, era davvero gigante. 
Immensa, grandissima, più grande del tavolo! 
Nino fissava sorpreso quell’enorme brioche, incredulo nonostante l’evidenza. 
Ma com’era possibile!? 

- Dai, Nino mangia in fretta che dobbiamo andare a scuola! - gli disse la mamma. 

Fermo immobile e con gli occhioni spalancati Nino prese la cannuccia iniziando a bere il latte. I suoi occhi erano incollati a quell’immensa brioche. Non poteva di certo mangiare una brioche così grande, pensò. 

- Ho capito Nino, oggi non hai proprio fame. Dai. La scuola ci aspetta! - disse la mamma. 

Quella mattina mise la tuta, aveva ginnastica il mercoledì. Adorava i percorsi che organizzava il maestro Giuliano. Quella mattina però Nino era molto distratto, non riusciva proprio a concentrarsi. 

- Nino, in genere sei sempre il primo! Che ti prende? Forza, forza! - disse il maestro. 

Nino non riusciva a correre intorno ai birilli. Continuava a pensare a quell’enorme brioche. 

Volarono così le ore e, terminate le lezioni, la mamma lo raggiunse fuori da scuola. Aveva uno di quei cestini di paglia con i bordi in tessuto svolazzante. 
- Nino, oggi faremo un fantastico pic-nic al parco! Ho portato tutto il necessario. 
Che bello, pensò. Il sole era fantastico e l’aria frizzantina. La mamma adorava portarlo al piccolo laghetto artificiale per guardare i pesciolini. 
- Un succo d’arancia e un toast pieno di formaggio! 

La mamma gli consegnò il succo e tirò fuori da quel piccolo cestino un toast. 
Un enorme toast. Nino non poteva credere ai suoi occhi. 
Quel toast era ancora più grande della sua brioche della colazione. Che cosa incredibile! 

- Nino, cosa succede? - gli chiese la mamma. 

Nino non rispose. I suoi occhi tremavano. Iniziò ad avere paura. Paura sul serio. 
Quel toast era gigante. Gigantissimo. Non poteva di certo mangiare un toast così grande. Pensò. 

Le farfalle volavano alte nel cielo e il vento muoveva la prima erba della primavera. 
Era lui, il solo, a sentirsi così triste. 

Calò il silenzio e poco dopo, Nino e la sua mamma, tornarono a casa. 
Appena varcato l’ingresso, il suono del campanello li fece sobbalzare. 

- Il nonno e la nonna! Sono già qui! 

Sì i nonni erano arrivati ma, ahimè, insieme a loro c’era anche un arrosto gigante. Camminava da solo! 

 - Ciao Nino – disse l’arrosto. 
Nino alzò la manina con non poca titubanza, giusto un cenno per ricambiare il saluto. L’arrosto poteva parlare. Davvero? 

La famiglia si riunì a tavola. L’arrosto gigante restò in piedi, appena dietro il nonno. 
Nino continuava a fissare l’arrosto. Nessuno della famiglia riusciva a vederlo. 
Nino guardava l’arrosto. L’arrosto guardava Nino. 

- Nino, quante fette vuoi? - chiese la nonna. 
- Bastaaaa! Nino urlò fortissimo scappando in cameretta.  

Tutti i presenti rimasero colpiti dalla reazione improvvisa di Nino. 

Una volta giunto in camera chiuse la porta con grande forza. E pianse, pianse tanto nel suo lettino. Non sapeva quale fosse il motivo di questo suo strano superpotere. Ma aveva tanta paura e, in realtà, anche tanta fame. 

A un certo punto la mamma bussò alla porta della sua cameretta. Nino trovò il coraggio di raccontarle della brioche, del toast e di quell’enorme arrosto. La mamma lo ascoltò attentamente credendo alle sue parole. Proprio a tutte, tutte. 

- Sai Nino, quando si diventa grandi oltre ai sogni, crescono anche le paure. Le paure sono furbe e a volte si travestono da altre paure. Si trasformano, si nascondono e un po’ ci prendono in giro. Pensaci e sono certa che scoprirai cosa si nasconde dietro questo strano super potere. 

Nino andò a letto pensando alle parole della sua mamma. 

Arrivò la notte e Nino iniziò a sognare un mondo coloratissimo. In questo mondo c’era un cavallo bianco che rideva. Faceva proprio ridere quel cavallo. Nino ci salì sopra. Visitò tutto il mondo in una notte. Fu un sogno bellissimo. 

Arrivò il giorno, cantò il gallo e la mamma fece a Nino la solita dolcissima carezza del mattino. 

- Buongiorno Nino. 
- Buongiorno mamma. Sai, questa notte ho fatto un sogno bellissimo?! Ho girato il mondo su un cavallo. 
- Davvero, Nino ma tu non hai paura di salire a cavallo?! – disse la mamma stupita. 
- Non più mamma, non più. – rispose Nino. 

Corse così giù dalle scale con un bellissimo sorriso stampato in faccia. La colazione lo attendeva sul tavolo e per sua sorpresa la brioche era poco più grande di una tazza. 
Tutto era tornato normale. E Nino, era tanto felice. 

Divorò la brioche e corse a scuola più veloce del cavallo dei suoi sogni.




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