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Il castello di Nino

- Alzare le bandiere! Chiudere il ponte levatoio! Bloccare il portone! 

Un enorme castello sorgeva sul tavolo della sala da pranzo. Esattamente a capotavola, dove era solito sedersi Nino. 

- Cavalieri preparate le corazze! 

Di fronte al castello la tavola era apparecchiata come sempre. Bicchieri, piatti, tovaglioli ben piegati, forchette e coltelli. Al centro una bottiglia d’acqua fresca, il cestino del pane e persino un piccolo vasetto pieno di margherite appena colte. 

 - Nino metti via queste carte, è ora di cena! Disse la mamma. 
 - Cena? Qualcuno ha detto cena?! Qui è tempo di battaglia, bisogna prepararsi al peggio! Rispose Nino urlando in tono solenne. 

I posti erano sempre gli stessi; a destra la mamma, di fronte il papà e a capotavola Nino. Ecco… questa volta a capotavola Nino non era ben visibile. Il suo castello di carte lo copriva fino all’ultimo ciuffetto di capelli. Ma lui era lì, si sentiva forte e chiaro. 

- Nino dai, metti via queste carte è ora di mangiare. Insistette il papà. 

Nino, facendo finta di non sentire, passò l’intera serata a giocare con il suo castello, senza toccare cibo. La mamma ed il papà fecero a tempo a consumare il primo, il secondo e anche una bella fetta di crostata. 
 
La sera seguente successe la stessa identica cosa. La tavola apparecchiata, il castello di carte intorno al piatto di Nino, Nino nascosto dietro il suo castello di carte e la richiesta della mamma di mettere a posto per iniziare a cenare. La pancia di Nino iniziava a brontolare dalla fame, sembrava davvero iniziata una battaglia nel suo castello con tutti quei gorgoglii. Nonostante questo Nino continuò imperterrito la sua missione oltre le mura. 

La sera seguente successe la stessa cosa ma con finale decisamente diverso. 

Dopo la solita richiesta della mamma Nino urtò accidentalmente il castello. Tutte le carte presero il volo e si sparpagliarono sulla tavola. Una finì nel piatto del papà, una nel cestino del pane e una dritta dentro il bicchiere della mamma. 
Nino, dopo essersi reso conto della confusione che aveva creato, scappò nella sua cameretta per la vergogna. 

Passarono i giorni e ogni volta che vedeva avvicinarsi l’ora di cena, tornava correndo a chiudersi in camera sua. Aveva messo via le sue carte e passava la serata sul lettino ad accendere e spegnere la lucina che usava per leggere. 

I pensieri rimbalzavano veloci nella sua testolina. La sua pancia non gli dava pace. Brontolava, brontolava e ri…brontolava. 

Nino si sentiva molto triste, solo e anche un po’ arrabbiato. Non sapeva bene perché, sapeva solo che gli mancavano gli abbracci del papà e i baci della mamma. 

Una sera, preso da grande sconforto, buttò il naso fuori dalla porta, dirigendosi di soppiatto in sala da pranzo. Un passo dopo l’altro, piedino dopo piedino; Nino iniziò a sentire le voci dei suoi genitori. “Chissà cosa staranno combinando” pensò. 

La curiosità prese il sopravvento e aumentando il passo, arrivò in sala da pranzo. Sulla tavola c’erano ben due castelli fatti di carte. Uno al posto della mamma e uno al posto del papà. 

Nino non credeva ai suoi occhi. 

- Mamma! Papà! Ma cosa state combinando? Disse Nino con gran sorpresa. 

E in quel momento una voce si alzò dietro il primo castello: 

- Alzare le bandiere! Chiudere il ponte levatoio! Bloccare il portone! Urlò il papà ben nascosto dietro le torrette. Un’altra voce seguì dal secondo castello: - Cavalieri preparate le corazze! Aggiunse la mamma. 

Nino si avvicinò per valutare la strampalata situazione da vicino. Iniziò a togliere, una per una, le carte dietro cui erano nascosti i genitori. 

Piano piano, mentre il castello diventava sempre più piccino, Nino incrociò il loro sguardo. 

Nino, mamma e papà si fissarono per un breve istante e sul loro volto ricomparve il sorriso.









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