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Distratta-mente


ll colmo della distrazione: la mattina, svegliandosi, dimenticare di aprire gli occhi.
Alphonse Allais

Quante volte ci è capitato di iniziare a fare qualcosa e dimenticarci subito dopo di quello che volevamo effettivamente fare? E a qualcuno è mai capitato di entrare in una stanza e di non ricordarsi perché ci si trovasse lì?

Cosa accade in queste situazioni? Stiamo forse perdendo la memoria?!

Probabilmente no, anzi: la nostra mente ha sicuramente ben chiaro cosa fare, ma per qualche strano motivo molto spesso ci distraiamo e perdiamo il filo del discorso con la nostra mente/memoria. Le motivazioni possono essere diverse: tanti pensieri in testa, tanto stress, impegni vari… “Riuscire a concentrarsi in mezzo al chiasso è un indice di attenzione selettiva.” (Goleman).

Ma la distrazione avviene anche per motivi piacevoli. Lo possiamo notare quando osserviamo i nostri bambini rapiti dagli schermi delle tv, dei computer e dei cellulari. In effetti quello che loro guardano davanti ad uno schermo è divertente, coinvolgente, pieno di colori e di suoni. Lo si può avere in ogni momento e in ogni luogo in cui ci si trovi, ogni volta che ne hanno bisogno. Sono strumenti “scacciapensieri”, acquietano e distraggono da pensieri meno belli, da incombenze, dai compiti da fare… Ma, ci ricorda il Dalai Lama, “se è distratta, la tua mente è pressoché impotente”.

Infatti, come nella storia del “Bosco incantato”, Nino è talmente rapito dalla televisione, che si dimentica di mangiare. Sì, perché quando siamo distratti, lo siamo da tutto, anche dalle cose che ci piacciono!

Lucia e Andrea sono i genitori di Carolina, una bambina di 2 anni che frequenta l’asilo nido. Raccontano che la loro bimba mangia in autonomia al nido, mentre a casa mangia solo se ha davanti a sé un tablet con i suoi episodi preferiti di cartoni animati. Tutto è iniziato durante lo svezzamento: Carolina faceva fatica a concentrarsi sul momento del pasto, così la mamma aveva iniziato a distrarla con alcune canzoncine prese dal cellulare. In principio questa idea funzionò, nel senso che in questo modo la bimba mangiava; senza musica, invece, partivano gli strilli e i capricci. Un po' alla volta, quello che sembrava buona soluzione (“ti distraggo così mangi”), divenne il vero problema da cui entrambi non riuscivano a uscire. Facendo qualche ulteriore domanda, emerse che quando era a casa Carolina mangiava prima dei genitori e quasi sempre era imboccata. Fu suggerito così alla mamma e al papà di provare ad organizzarsi per mangiare tutti insieme, preparando vicino al piatto della bimba le giuste posate che sarebbero servite per il pasto. Se Carolina non avesse voluto mangiare, loro avrebbero comunque continuato a mangiare cercando di chiacchierare come se nulla fosse, cercando di coinvolgerla nei loro discorsi. Avrebbero dovuto “osservare senza intervenire” (G. Nardone), una sorta di osservazione attiva che ha come obiettivo quella di interrompere il circuito di azione e retroazione che accompagnava la famiglia ad ogni pasto. Se Carolina non avesse voluto mangiare, senza rimproverarla avrebbero potuto dirle che non era un problema e che avrebbe potuto mangiare qualcosa in più la mattina dopo o successivamente a merenda se si fosse trattato del pranzo. Un po' sorpresi dal suggerimento, dissero che avrebbero fatto il possibile. Quando tornarono, riportarono che la prima sera Carolina non mosse un dito, non mangiò ma partecipò alla discussione con i genitori. La mattina dopo mangiò normalmente e a pranzo, con sorpresa, prese le posate e dopo un po' di titubanza iniziò a mangiare qualcosa in autonomia. Nei giorni successivi la situazione prese una piega sempre più favorevole, tranquillizzando i genitori e di conseguenza tutto il clima famigliare. Quando avviene un cambiamento favorevole, è molto importante rinforzare il nuovo comportamento, ma senza esagerare: nel caso di Carolina fu sufficiente un sorriso e il suo coinvolgimento attivo nella discussione famigliare. “I fattori di distrazione più potenti sono le nostre emozioni: tutto ciò che è in grado di suscitare in noi forti sensazioni attira la nostra attenzione” (Goleman). Quello che i genitori fecero, infatti, fu spostare l’attenzione da uno schermo verso il coinvolgimento nello stare insieme a loro a tavola.

Ovviamente nessuno vieta di guardare la TV mentre si è a tavola, ma quello che si potrebbe fare è mangiare con lo schermo spento in modo da chiacchierare in compagnia e gustare quello che si mangia, per poi “godersi” un momento finale in cui guardare qualche programma in Tv tutti insieme. Si potrebbero fare quindi entrambe le cose, rimanendo concentrati su entrambe perché fatte in momenti diversi. In questo modo potremmo avere la giusta attenzione al cibo e al momento di svago.

Come ci ricorda lo scrittore Pico Iyer, “In un'epoca di distrazioni, non c'è forse maggior lusso che prestare attenzione”.

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